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Una dimensione simbolica e affettiva

La costruzione di mappe che consentono di orientarsi nello spazio, attiene dunque, certamente ad un’esigenza di tipo cognitivo, cominciare a padroneggiare la nebulosità dello spazio attraverso punti di riferimento che consolidiamo attraverso gesti quotidiani, il tragitto per andare a scuola, il percorso che fa il tram che ci conduce al centro commerciale, la distanza con l’oratorio, ma ha anche una forte componente legata ai processi, alle emozioni, agli eventi che ci accadono nello spazio e alle relazioni significative che i ragazzi intrecciano.

L’esperienza urbana coinvolge anche una dimensione interiore, simbolica delle persone, mette in moto emozioni e pensieri, può corrispondere al racconto di un’esperienza umana profonda, richiamare ricordi e immagini. E’ quell’insieme di emozioni che si risvegliano, ad esempio, nel racconto dei ragazzi che tornano dopo tempo nella città natale, o dove hanno trascorso l’infanzia. O quando raccontano di una città che li ha accolti per un tempo della loro vita. Così episodi di cronaca, racconti dei giornali, eventi di particolare forza drammatica sono l’occasione per riallacciare i fili emotivi con il paese d’origine. "Mi sforzo sempre, quando leggo quelle terribili notizie sui giornali, di non guardare le cose con occhio distante. Eppure in questi giorni mi rendo conto di quanto ne rimango estranea. Cerco sempre di pensare che lì, lontano mille miglia dalla mia confortevole stanza, c’è gente che veramente sta soffrendo, che ha paura delle bombe, o che è spazzata via dal vento, dal fango, dall’acqua. Leggo e mi ripeto che quello che leggo non sono parole, ma fatti veri. Il tifone questa volta si è proprio abbattuto su tutti i miei ricordi. Sui luoghi reali dove ho giocato da piccola e dove in seguito ci incontravamo con i cugini a bere San Miguel o Ginebra. E proprio lì, in quella stessa piazza, hanno ammassato i cadaveri ritrovati. Per quanto ci possiamo sentire ‘italiani-e-basta’, credo che noi seconde generazioni avremo sempre un pezzo di cuore che batte da un’altra parte"(www.secondegenerazioni.it).

Questa dimensione affettiva che ci lega agli spazi della nostra vita sopravvive nella distanza, nella separazione, occupa i pensieri e la memoria, talvolta come l’ingombro di un arto invisibile. "Quando ci trasferimmo a New York, Bombay mi mancava come un organo del mio corpo.[...] Esistevo a New York, ma vivevo in India, prendendo piccoli treni della memoria. I campi al tramonto. Gli uccelli che ti volano sopra la testa tornando al nido" (Metha S., 2006, p.11).

Talvolta il mal di città ha le forme della nostalgia della casa e della città abbandonate, un’esperienza che ritorna nella forma dolorosa del ricordo o della sorpresa per un mondo ormai irriconoscibile.



A cura di:
Anna Granata
Elena Granata

Articolo già pubblicato su Animazione Sociale n.11, Novembre 2007

Creation date : 2008-03-15 - Last updated : 2010-01-31

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