Brava pallaspina!
Infatti la questione ci riguarda - eccome!- per due aspetti:
1) l'aiuto NON E' supplire ad una carenza, ma ADDESTRARE le persone all'autonomia, anche e specialmente attraverso uno stile di vita più sobrio;
2) nell'aiuto c'è un passaggio "etico" tra helper e c.d. "utente": il rapporto d'aiuto non può non considerare il "se' - persona" (madre, attenta ad una cucina sana, ad un "far quadrare i conti") ed il "sè dell'aiutato" (per cui la paventata povertà è in effetti un'incapacità ad uno stile di vita più contenuto).
Che il gruppo professionale non capisca tutto ciò è la vera tragedia. Quindi tu sei matta, tu immagina me (maschio) come vengo considerato con queste mie teorie.
Ma noi siamo professionisti e "ce ne freghiamo" degli ignoranti. Anzi, riflettiamo su piste nuove dell'aiuto. Bello, no????