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L’antipersonalismo e la teoria del gender


Parte 1 → vedi parte 2


Nel suo processo di sviluppo il cammino dell’umanità ha dovuto affrontare nel tempo diverse sfide che hanno messo in discussione gli assunti e le certezze che l’hanno nei secoli caratterizzato. Come mai era avvenuto in passato, la post-modernità e la cultura contemporanea stanno imponendo oggi una seria riflessione su uno degli aspetti più profondi che connotano una civiltà: il significato di persona e di genere.

La messa in discussione di questi concetti può innescare una sorta di rivoluzione culturale ed antropologica tale da comportare come “effetto domino” modificazioni profonde nelle abitudini, nell’etica ed in tutti i sistemi ad essi correlati. La teoria del gender si può ritenere come uno dei frutti del femminismo, della cd. rivoluzione sessuale, del materialismo e del pensiero che pone al centro l’individuo come consumatore anziché persona.

L'esigenza di riconoscimento dei diritti umani fondamentali, che nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (apri in una nuova finestra) dell’ONU del 1948 ha il suo principale punto di riferimento, ha sancito l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna ed il divieto di ogni forma di discriminazione1. Va rilevato qui che le necessarie spinte volte a dare un corretto riscontro ai diritti sanciti dalla Carta dell’ONU hanno favorito la crescita di una maggior sensibilità e consapevolezza nell’opinione pubblica e diversi movimenti ed organizzazioni non governative sono cresciute alla luce di questi principi basilari. Molti Stati hanno peraltro adottato in buona parte la filosofia ispiratrice di quella dichiarazione nelle proprie Carte costituzionali2.

Tra le molteplici applicazioni del principio di uguaglianza tra uomo e donna, un filone ha sviluppato con particolare enfasi un pensiero “egualitarista”, per il quale l’imperativo diventa non più il riconoscimento della pari dignità nella differenza che di per sé deve esistere tra uomo e donna, ma una forzatura volta a dimostrare che uomo e donna devono avere le stesse effettive possibilità di fare, produrre, realizzare, concorrere, rappresentare: un'uguaglianza che coinvolge le sfere politico-economiche nella direzione che tende a 'mascolinizzare la donna' in quanto si ritiene che l'uomo abbia maggiori possibilità di agire, quindi contare ed acquisire potere.

Lo sbilanciamento che si riscontra in questi contesti, va quindi ripianato evidenziando in particolare quanto di negativo e discriminante è stato prodotto dalle culture: essere uomo o donna non dipenderebbe quindi da quanto ci dice la fisiologia, ma da quanto viene prodotto, insegnato e vissuto dal sistema nel quale vivo. Il genere ed il ruolo sessuale verrebbero così determinati dall'educazione ricevuta e dai costumi appresi. La dialettica natura/cultura è quindi ricondotta ad una netta prevalenza di cultura su natura3. A questo si affianca in modo efficace una concezione tipicamente materiale dell'individuo che, riconosciuto soprattutto per la sua parte tangibile, conta per quanto può effettivamente disporre arbitrariamente di se stesso: l'individuo dev'essere in grado di potersi autodeterminare circa le proprie funzioni e possibilità a seconda dei propri desideri e delle proprie volontà4. Va quindi ridotta, modificata e, se possibile, eliminata la rigida distinzione tra i ruoli. Ciò implica anche la possibilità che uomo e donna riducano sensibilmente la loro complementarietà essendosi attenuate le esigenze di reciprocità: per vivere e realizzarmi io sono autosufficiente5. Il sesso è biologico ed il genere è culturale6: la libertà dell'individuo non deve essere ostacolata dalla fisiologia del proprio corpo o dalle tradizioni popolari; va riconosciuto ed agito il diritto ad essere e diventare ciò che uno desidera.

La letteratura offre nel merito notevoli contributi7 che mettono in luce un concetto di persona reificata (l'individuo è una realtà che possiede il proprio corpo), non più creaturale (non esiste una connessione tra l'individuo ed il divino), non relazionale (io basto a me stesso, non ho bisogno dell'altro per realizzarmi), edonistico (devo raggiungere ciò che desidero e mi piace), ove prevalgono i diritti e si attenuano i doveri8.


Parte 1 → vedi parte 2


Note

1 Cfr. la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ONU, 10.12.1948; nel preambolo si fa riferimento all’ “eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna” e l’art. 2, c. 1 riporta “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” su
2 Nel caso italiano, la Costituzione repubblicana (27.12.1947) precede addirittura gli assunti della Dichiarazione ONU di quasi un anno. su
3 Nell'articolo Apprendimento e differenze di genere (in “Rivista quadrimestrale di Scienze della formazione e ricerca educativa”, IRSE n. 1/2009), F. Cavallin riporta studi che dimostrano quanto oggi la contrapposizione tra natura e cultura non trovi più riscontro scientifico (p. 98). su
4 Ad una lettura in una prospettiva di bioetica classica, dei tre principi di beneficialità-non maleficenza, autonomia e giustizia, il secondo prevale e condiziona gli altri due. su
5 Quindi l'individuo vive solo, si realizza da solo, produce reddito e consuma da solo; genera figli da solo attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita che possono fare a meno dell'unione tra uomo e donna. su
6 Se nella lingua italiana il termine sesso definisce entrambi gli aspetti, nel mondo anglosassone “sex” attiene la parte biologica e “gender” l'identità socio-culturale, ruolo, funzioni e comportamento. su
7 Si possono richiamare gli esperimenti nei kibbutz israeliani all'inizio del '900 nei quali bambini e bambine venivano educati allo stesso identico modo, ma gli sperimentatori non riscontrarono l'auspicata indifferenziazione tra i generi; gli studi di A. Kinsey sui comportamenti sessuali e le ipotesi di omosessualità come aspetto caratterizzante; i lavori di J. Money che coniò il concetto di “identità di genere” come distinto dall'identità biologica, ed il suo tragico esperimento sui gemelli Brian e Bruce Reimer (morti suicidi nel 2002 e 2004); gli scritti di J. Butler che teorizzano la disfatta del genere (“Undoing gender”) e denunciano le violenze e le discriminazioni alle quali sarebbero sottoposti i gruppi con un comportamento sessuale deviante. su
8 Il figlio diventa un diritto, come l'aborto e l'eutanasia. su

Parte 1 → vedi parte 2



A cura di:
Giovanni Marco Campeotto
Creation date : 2011-09-30 - Last updated : 2012-05-23

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