è una questione complessa ma è molto, molto interessante inziare a porsela.
anche io mi sentirei molto a disagio accostare queste due parole che considero, personalmente, molto lontane.
se davvero vogliamo dare un identità da professionista all'assistente sociale dobbiamo parlare di scienziato del sociale e della solidarietà. niente a che vedere con il cristianesimo che non risponde ad un concetto di scienza ma di fede.
pur essendo contrario alla concezione del servizio sociale unicamente come scienza, per me è anche arte...considererei molto negativo,e pericoloso per certi versi, un intromissione dell'approccio cristiano nella pratica del lavoro dell'ass. sociale, manderebbe all'aria tutti quegli sforzi compiuti in sede accademica e nella quotidianietà del lavoro per definire una scientificità del lavoro sociale.
ricordiamo che il volontariato cristiano non è all'altezza di inquadrare i fenomeni socialmente e psicologicamente, come lo dovrebbe essere invece un professionista del sociale.
la solidarietà non è religiosa! la solidarietà richiede professionalità e tantissime competenze.
sono d'accordo però nell'utilizzare nel territorio le risorse che le sedi religiose offrono, penso a parrocchie o oratori, in chiave di rete, come una delle soluzione che la cultura del territorio italiano offre.
inoltre, il servizio sociale si sta aprendo anche esso ai tempi e al corso forzoso della globalizzazione,che sebbene sia sopratutto economica, lo costringe ad aprirsi a fenomeni come multiculturalismo, immigrazione.. cioè uscire dai confini nazionali culturali italiani intrisi di cattolicesimo cristiano per incontrare nuove religioni, spiritualità e valori che deve incorporare nella pratica in maniera ecclettica, artistica.
il valore dell'autodeterminazione dell'utenza è da rispettare, l'utente deve partecipare al processo di aiuto. se l'aiuto lo si influenza con un approccio cristiano andrebbe contro il diritto umano a scegliere la propria attitudine spirituale, penso ad un utenza islamica o laica o semplicemente lontana dai valori cattolici che ricordiamo non sono universali.
io mi sono avvicinato a questa professione perchè ritrovo il servizio sociale nei tempi in cui viviamo, una disciplina che potrebbe davvero unire diritti umani e società.lottare per alleviare la povertà e liberare le persone oppresse. questa è la nostra missione che va aldilà delle religioni e aspetti spirituali singoli ma che invece li deve tutelare come patrimonio del singolo.
ho sempre trovato una grande contraddizione che il servizio sociale, nasca all'interno dello stato che ha creato il welfare come compromesso con il sistema capitalista. cioè trovo una contraddizione lavorare proprio per lo stato e i suoi enti,che con i suoi comportamenti, guerre, esclusioni di cittadinanza, violenze, repressioni, rappresenta un grande ostacolo allo sviluppo e alla garanzia dei diritti umani.
però essendo convinto e non arreso al fatto che occorre dare un ruolo positivo alla professione, personalmente lavorare per il welfare rimane ora l'unica garanzia di sopravvivenza.
rappresenta l'unica soluzione di tutela al diritto alla vità alla libertà di pensiero e anche di coscienza e di religione.
ma dobbiamo difenderlo! altrimenti scompariamo anche noi e i nostri valori.