servizio sociale e cristianesimo

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Cari colleghi e care colleghe,

vi propongo un tema molto caro a me (e ai gestori di questo portale): il rapporto tra servizio sociale e cristianesimo.

Secondo voi ci sono dei rapporti di comunanza?

Ci sono dei punti in conflitto?

C'è una "comunanza etica"?

Noi assistenti sociali, quando aiutiamo, siamo più tecnici o più cristiani?

Chi ha deciso di fare questo lavoro per motivi di fede?

Può inoltre starci un "aiuto cristiano" nei nostri servizi pubblici?

Sarebbe bello che ognuno dicesse la sua, anche di esperienza, intendo, cristiani o atei.

Vediamo che ne esce!!

Mi piace il " vediamo che ne esce".. :mrgreen: ( brainstorming e non sarai mai solo :wink: )

Scrivo di getto(ma nn per questo voglio essere superficiale), se vi va , leggete :)

Personalmente credo che si siano delle strette correlazioni tra Cristianesimo, comandamento dell'amore e la Nostra Professione, in senso deontologico e nei pricipi ispiratori. Lapalissiano sottolineare come credere nell'uomo, nello sviluppo (recupero) delle sue capacità, nel rispetto e nella libertà, credere nel servizio come dono di se agli altri, credere nel gruppo e nella comunità come un qualcosa di più della somma delle sue parti, credere nell'eguaglianza e nelle seconde chances siano fattori che hanno molto in comune con la nostra professione di aiuto. Ovviamente c'è molto altro. Si potrebbe scrivere un trattato su analogie e differenze (un conto è lavorare per il recupero di un qualcosa che insieme abbiam definito come problema, un conto è il perdono-legato al giudizio. Un conto è l'impegno professionale, un conto è la spinta caritatevole che mi impegna nel sociale; un conto ispirarsi alla sacra scrittura , un conto al codice deontologico; un conto pregare per la risoluzione del problema, un conto accompagnare concretamente la persona nell' indiv e risoluzione di un problema ).

C'è certamente una comunanza etica, a tratti anche strategica...il fare, lavorare, stare di un con..e non per...è un strategia educativa ( se vogliamo azzardare di empowerment) che molti di noi hanno sperimentato già negli ambienti parrochiali prima di scegliere di abbracciare una professione che, per contro, porta in se una propria scientificità in metodologie tecniche e strumenti e che si allontana pertanto dalla spinta volontaristica e dalla mera scelta di senso di essere un bravo cristiano e un onesto cittadino. Le correlazioni valgono, e ne sono consapevole, nel mio caso, anche come scelta personale (crescere in un un ambiente salesiano mi ha portato a cercare sempre il seme buono anche nella mela marcia e ha sviluppato in me un forte senso del servizio) ma questo non mi esime dal vivere questa connessione in senso strettamente personale, come dire (inconscio,profondo) e in maniera unilaterale nei confronti dell'utenza (se aiuto te ad aiutarti che io lo faccia perchè credo nell'uomo o perchè vedo in te il Cristo poco importa a te) che non mi preclude imparzialità, rigore, metodo. La consapevolezza è importante.

Noi assistenti sociali, quando aiutiamo, siamo più tecnici o più cristiani?

Siamo dei tecnici con radici cristiane? E' un fare che tiene conto di un profondo essere..

è una questione di legittimazione.

L'argomento è interessante, grazie Dott. Albano, mi scuso ma devo scappare.. porto la bimba al parco,prima che mi scappi il sole, buona domenica a tutti :D

Ecco, se proprio devo dire la mia io questo rapporto non lo vivo bene e questa sovrapposizione mi mette a disagio. Sarà che sono atea e che perciò interpreto questa professione nella maniera più laica possibile, anche se non nego che le prime origini dell'aiuto sociale derivino dagli ambiti religiosi. Attenzione però che l'assistenza e l'aiuto alle persone non sono una prerogativa del mondo cristiano, ma sono concetti esistenti in tutte le religioni, basti pensare all'Islam e all'ebraismo.

Io interpreto il mio mandato come un servizio alle persone al fine di colmare le disuguaglianze sociali e garantire i valori fondamentali della Repubblica. La Costituzione italiana, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e il Codice deontologico sono la mia "bibbia". Poi ognuno nel suo spazio privato avrà le sue convinzioni religiose e/o filosofiche, ma queste non devono influire in nessun modo con il lavoro sociale, soprattutto non devono emergere nei comportamenti e negli atteggiamenti dei professionisti, in particolar modo di coloro che lavorano negli enti pubblici.

Bello questo argomento!!!

Provo a rispondere, perdonatemi, però, se perderò il filo, la stanchezza potrebbe farmi brutti scherzi :-)

Secondo voi ci sono dei rapporti di comunanza?

Secondo me apparentemente ci sono, ad esempio il mettersi a disposizione degli altri, il rispetto degli altri.....il senso di appartenenza ad una comunità..... il fine però è un po diverso.... il cristiano deve seguire certe regole, nella sua vita terrena, in previsione di un ricongiungimento a Dio, il servizio sociale non ha un Dio e segue le leggi dello Stato, che mutano con il mutare della società

Ci sono dei punti in conflitto?

il punto di conflitto, secondo me, è proprio l'etica.... pensiamo a questioni come l'aborto.... la contraccezione.... l'omosessualità... la sessualità....la pedofilia

C'è una "comunanza etica"?

la comunanza etica la vedo nel "perdono" la comunità cristiana perdona il peccatore... la nostra società anche.... ad esempio la messa alla prova, secondo me, può essere vista come una forma di perdono, ma anche il reinserimento sociale per ex detenuti o ex tossicodipendenti.... per la società sono soggetti che hanno commesso degli sbagli, ma è disposta ad accettarli nuovamente con se!!!

ma cè anche la solidarietà, il rispetto per la vita.....

Noi assistenti sociali, quando aiutiamo, siamo più tecnici o più cristiani?

Noi assistenti sociali siamo più tecnici che cristiani (io penso che siamo solo tecnici).... il cristiano offre le sue risorse interiori.... l'assistente sociale offre professionalità, metodologia, .... il cristiano segue la parola di Dio... l'assistente sociale segue il diritto e la scienza

Chi ha deciso di fare questo lavoro per motivi di fede?

Io personalmente no

Può inoltre starci un "aiuto cristiano" nei nostri servizi pubblici?

Assolutamente NO .... i servizi pubblici dovrebbero essere laici .... ovvio, però, che l’aiuto cristiano può essere benissimo (come spesso è) una delle tante risorse a cui il servizio fa riferimento… pensiamo alla parrocchia… alla caritas o alle tante associazioni di volontariato di fede cristiana

è una questione complessa ma è molto, molto interessante inziare a porsela.

anche io mi sentirei molto a disagio accostare queste due parole che considero, personalmente, molto lontane.

se davvero vogliamo dare un identità da professionista all'assistente sociale dobbiamo parlare di scienziato del sociale e della solidarietà. niente a che vedere con il cristianesimo che non risponde ad un concetto di scienza ma di fede.

pur essendo contrario alla concezione del servizio sociale unicamente come scienza, per me è anche arte...considererei molto negativo,e pericoloso per certi versi, un intromissione dell'approccio cristiano nella pratica del lavoro dell'ass. sociale, manderebbe all'aria tutti quegli sforzi compiuti in sede accademica e nella quotidianietà del lavoro per definire una scientificità del lavoro sociale.

ricordiamo che il volontariato cristiano non è all'altezza di inquadrare i fenomeni socialmente e psicologicamente, come lo dovrebbe essere invece un professionista del sociale.

la solidarietà non è religiosa! la solidarietà richiede professionalità e tantissime competenze.

sono d'accordo però nell'utilizzare nel territorio le risorse che le sedi religiose offrono, penso a parrocchie o oratori, in chiave di rete, come una delle soluzione che la cultura del territorio italiano offre.

inoltre, il servizio sociale si sta aprendo anche esso ai tempi e al corso forzoso della globalizzazione,che sebbene sia sopratutto economica, lo costringe ad aprirsi a fenomeni come multiculturalismo, immigrazione.. cioè uscire dai confini nazionali culturali italiani intrisi di cattolicesimo cristiano per incontrare nuove religioni, spiritualità e valori che deve incorporare nella pratica in maniera ecclettica, artistica.

il valore dell'autodeterminazione dell'utenza è da rispettare, l'utente deve partecipare al processo di aiuto. se l'aiuto lo si influenza con un approccio cristiano andrebbe contro il diritto umano a scegliere la propria attitudine spirituale, penso ad un utenza islamica o laica o semplicemente lontana dai valori cattolici che ricordiamo non sono universali.

io mi sono avvicinato a questa professione perchè ritrovo il servizio sociale nei tempi in cui viviamo, una disciplina che potrebbe davvero unire diritti umani e società.lottare per alleviare la povertà e liberare le persone oppresse. questa è la nostra missione che va aldilà delle religioni e aspetti spirituali singoli ma che invece li deve tutelare come patrimonio del singolo.

ho sempre trovato una grande contraddizione che il servizio sociale, nasca all'interno dello stato che ha creato il welfare come compromesso con il sistema capitalista. cioè trovo una contraddizione lavorare proprio per lo stato e i suoi enti,che con i suoi comportamenti, guerre, esclusioni di cittadinanza, violenze, repressioni, rappresenta un grande ostacolo allo sviluppo e alla garanzia dei diritti umani.

però essendo convinto e non arreso al fatto che occorre dare un ruolo positivo alla professione, personalmente lavorare per il welfare rimane ora l'unica garanzia di sopravvivenza.

rappresenta l'unica soluzione di tutela al diritto alla vità alla libertà di pensiero e anche di coscienza e di religione.

ma dobbiamo difenderlo! altrimenti scompariamo anche noi e i nostri valori.

Sì, credo che ci sia un collegamento. Ed è piuttosto semplice il perchè. Entrambe si fondano sul valore dell'uomo, sulle sue potenzialità e sul fatto che sia giusto eticamente nonchè bello aiutare chi si trova in difficoltà, perchè vige eguaglianza e soprattutto perchè luomo ha ragione di esistere se "pratica" umanità.

Questo è il motivo per cui le due cose sono strettamente legate, e non capisco chi in un certo senso se ne vergogna o tenti di distaccarsene. Riconoscere un collegamento tra la religione (in questo caso il cattolicesimo, ma non la intenderei in modo così restrittivo) e il Servizio Sociale non significa agire nel proprio operato professionale in modo religioso e quindi non essere laici, come tanto si dice.

Io credo in Dio, ma questo cosa c'entra con il mio lavoro? Di certo non suggerisco agli utenti di affidarsi alla fede o predico a loro determinati insegnamenti della Bibbia o altro.

Credo che questo sia un po' un pregiudizio.

Sollevare la questione del collegamento, come ha fatto Ugo Albano, significa riconoscere che ci sono somiglianze, come differenze, certo. E non c'è nulla di cui vergognarsi.

Certamente un buon assistente sociale non si riconosce dal fatto se crede o no in un Dio. Ciò potrà forse spronarlo ancora di più a credere nel bene, ma il suo operato sarà identico ad un assistente sociale ateo.

L'importante è essere in grado di farlo questo lavoro. Avere le competenze giuste, la giusta umiltà e soprattutto l'umanità.

E cosa importa da dove questa umanità provenga? E se il cattolicesimo nello specifico pratica la bontà e l'umanità, perchè dobbiamo vergognarcene, anche se atei? E' solo una conferma.

Il credere in Dio non è un requisito per essere assistenti sociali, ci mancherebbe altro. Nessuno l'hai mai neanche lontanamente pensato, giustamente. Ma se ci sono valori comuni, nella religione come in altre dimensioni, dobbiamo solo riconoscerlo ed esserne contenti.

Le buone condivisioni, io credo, fanno bene a qualunque professioni, soprattutto se si parla di umanità.

:wink:

io ho scelto questa professione spinta dalla mia fede cristiana. Credo personalmente che l'amore di Dio ti dia più forza e coraggio quando ti stanchi di amare e di aiutare.

Anche per me è così.

Ogni volta che si aiuta un bisognoso, si aiuta Cristo.

Nel lavoro di aiuto per un'as cristiano è impossibile scindere la fede dal lavoro.

AC

Annaclara, io capisco ciò che dici ma per me è un pochino diverso.

Io credo in Dio, ma quando lavoro non penso mai alla fede. E' proprio una cosa che non mi capita. Certo, se come adesso mi si chiede se esiste un collegamento di ideali, non posso che rispondere di sì e sono felice di questo, però mentre svolgo il mio lavoro, mentre aiuto una persona, mentre studio, riesco a scindere le due dimensioni.

Diciamo che per me sono due cose parallele: si guardano, si specchiano l'un l'altra per le loro similitudini e cercano di andare pari passo, ma non si incrociano.

In questo modo abbraccio entrambe le cose, ma tenendole separate, e senza bisogno di averle unite.

Ognuno ha il suo personalissimo modo di approcciarsi al lavoro, ed è sempre interessante cogliere i punti di vista...