Salve scusate se vado un pò sul teorico ma rilleggendo gli ultimi commenti mi sono venute in mente aclune cose. credo che ci sia un pò di confusione, e si stia forzando un pò la mano, tra solidarietà , aiuto ai bisognosi e servizio sociale professionale.
Il servizio sociale è detto servizio sociale professionale. L’assistente sociale è una professione questo insomma si sa. ha ben poco a che vedere con il lavoro sociale interpretato in un’ottica che fa appello alla buona volontà speranzosa o caritatevole. Mi sfugge in questo senso il ruolo dell’università , se prevale ancora oggi un’idea tradizionale di assistenza come carità.. è solo in italia questa cosa.
Cosa si intende per formazione “neutrale?”non capisco.
La caritas e gli istitui religiosi vanno avanti con i “volontari” che sono risorse fondamentali ma non sono “professionisti del sociale.” Credo che noi sappiamo che siamo dei professionisti all’interno di un sistema chiamato welfare.. O fingiamo di dimenticarcene?lo studio del welfare è un fenomeno immenso, complesso, ideologicamente economicamente e politicamente ben strutturato. Io da studente maturo ne sto avendo un assaggio..
Non è la vocazione all’aiuto il nostro fondamento ma aiutare il prossimo grazie allo studio della comprensione dei fenomeni sociali con l’utilizzo delle scienze economiche umane e socio-antropologiche. Chi non utilizza teorie e approcci scientifici non svolge la professione. Io penso che forse bisogna ribadire l’importanza della formazione le cose sono molto più difficili di come sembrano.
Ecco il primo punto dell’etica della professione.
RESPONSABILITA’ verso la professione.
C’è una descrizione scorretta rispetto alle origini del servizio sociale. scusate ma ci tengo a fare alcune puntializzazioni. il “servizio sociale”, non l’aiuto ai poveri crisitiani.. nasce nei paesi anglosassoni alla fine dell’800. Il servizio sociale è la prima forma di “professionalizzazione” della solidarietà. Non è solidarietà cristiana che è una forma “valoriale” di aiuto. La professionalità certo si ispira ai valori ma si fa con metodi e tecniche e capacità artistico-creative e relazionali e spirituali ma non religiose. Alle orgini del servizio sociale non c’è affatto il crisitianesimo. Assolutamente.
La professionalizzazione dell’aiuto ha origine con il processo di industrializzazione e urbanizzazione all’interno di una nascente società capitalista che crea disuguaglianze sociali. Di questo fornisce dati e letteratura nei suoi lavori in Italia la professoressa Silvia Fargion. Questo processo di professionalizzazione avviene perchè per la prima volta culturalmente il servizio sociale propone l’aiuto e lo studio di determinate problematiche con l’elaborazione di risposte scientifiche e sociali ai problemi della comunità. Le prime forme di aiuto sociale professionale sono le COS, charity organisation societies..con la figura del “friendly visitor” e le successive forme di aiuto sotto forma di insediemento nella aree urbane povere, con azione emancipatoria.
In italia a differenza di quello che si è sostenuto è su stimolo delle organizzazioni internazionali e per reazione al ventennio fascista, dove li si c’era l’aiuto ai poveri per normalizzare e controllare la povertà, con la collaborazione della chiesa cattolica. E’ nel periodo di democratizzazione del paese che nascono le prime forme di aiuto “ professionale”. la prima scuola per assistenti sociali in italia è finanziata dalla confederazione dagli industriali!! le istituzioni cristiane e religiose c'entrano ben poco.
Detto ciò, certo, fin dall’inizio i valori del servizio sociale italiano si ispirano al credo religioso ma soprautto ai valori della nascente democrazia italiana..
Non dobbiamo, come per i cristiani donare “gratuitamente”, cioè applicare una forma di natura gratuita del dono. noi (e questa è tra l’altro un ottica “protestante”) compiamo un attivita "razionale" che è diretta verso il raggiungimento di precisi obbiettivi--- stabiliti contrattualmente da parte del DESTINATARIO DELL’INTERVENTO, centro dell’azione---
Parliamo di quell’empowerment che inizio a creare professor Paulo Freire nella sua pedagogia degli oppressi. Cioè dare autonomia e coscienza all’emarginato, che fin dall’inizio deve essere messo nella condizione di creare lui stesso l’aiuto e la società civile che desidera in pieno potere democratico.
siamo facilitatori di società civile e quindi di salute--- indipendentemente dall'organizzazione in cui lavoriamo.
quindi il nostro lavoro si concretizza nell obiettivo dell autodeterminazione nell’impegno e nella responsabilità di una società più equa.
Siamo corresponsabili strettamente interrelati con l’emarginato e con loro che bisogna lavorare per il cambiamento, non con la speranza in un regno o futuro migliore o beato.
Poi secondo me , l’aiuto del servizio sociale non deve dare speranza.. deve dare gli strumenti per costruire il cambiamento qui e e ora.
Deve essere strumento flessibile "culturale e scientifico relazionale" di emancipazione sociale e risoluzione di problemi sociali e umani.
Cambiamento orizzontale nel qui e ora con il potere della cultura, non cambiamento verticale, con le istituzioni gerarchiche cristiane o con approcci e valori che fanno una differenza tra uomo e donna in termini di ruolo, che hanno un prescritto modello di famiglia, o con migliaia di contraddizioni che invadono le istituzioni religiose in termini di sistema economico, potere e giustizia sociale.
Per che uomo lavoriamo??
L’autonomia di chi si rivolge al servizio sociale è quello per cui dobbiamo lavorare.
L’autonomia dell’uomo. L’uomo per cui dobbiamo lavorare è un uomo che diventa autonomo.
Le religioni questo aspetto lo ostacolono, lo attaccano da quelle musulmane a quelle cristiane. Le insinuazioni pericolose su gay, l’aborto, i feti che devono nascere per forza secondo natura, la bioetica cristiana, la famiglia cristiana, sono tentativi di controllo che non rendono l’uomo autonomo e libero e lo bloccano nel suo sviluppo di emancipazione e adattamento alla natura.
La religione cristiana e tutte le religioni comprese quelle dei paesi arabi, traggono indebiti principi morali dalla sua versione di uomo,creando ostacoli ideologici, psicologici all’individuo, stabilendo un tipo di individuo. E... io sono il primo che medita sulle opere e le riflessioni di grandi uomini come Gesu Cristo.