servizio sociale e libera professione

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Certo che si. Il più è capire come. Se dà uno sguardo ai siti internet dei Patronati, non troverà un canale "lavora con noi" o cose di questo genere. Più che mandare curricula a vanvera, consiglierei un "contatto personale" ed una "strategia mirata".

Faccio un esempio: se confronta i vari servizi, vedrà che c'è un'impostazione diversificata. Per esempio l'ACLI punta su servizi agli stranieri/badanti dove noi potremmo proporci meglio rispetto agli altri patronati più generalisti. Ad ogni caso i Patronati hanno delle scuole nazionali di formazione, se si pensa ai settori di consulenza previdenziale. Quindi occorre essere "sponsorizzati" dalla periferia, magari presentandosi a queste, magari essendo già da queste conosciute per esperienze sindacali ecc.

Altra cosa è se, in quanto già lavoratori, ci proponiamo ad un sindacato per occuparci di creare servizi nuovi. Dalla formazione alla consulenza, compresi sportelli antimobbing o antiviolenza, abbiamo TANTE possibilità di proporci.

Insomma, più abbiamo "idee innovative", più possiamo proporle ed avere successo. Anche nei Sindacati. Se l'idea viene giocata in un'organizzazione già pre-esistente (come un patronato) o se si crea ex novo un'impresa, il percorso è più o meno simile.

Nella libera professione si parte dall'idea e si sviluppa un progetto. Dove e con chi realizzarlo diventa secondario......

Buongiorno, sono maddalena, laureata ed iscritta all'albo da febbraio. Da noi in sicilia di lavoro nemmeno l'ombra, pensavo di cercare con la libera profesione. Ho letto questo forum e volevo riprendere il lavoro dell'inizio. Possiamo capirci sui campi in cui fare libera profesione? Tento una lista:

ctu per il giudice, ctp ovvero consulenza di parte, mediatore familiare, mediatore civile, consulente all'individuo, coppie, famiglie....

progettista per istituzioni pubbliche(scuole....)o privati(cooperative...)

consulenza alle istituzioni territoriali, docente formatore.

Ke altre idee avete? Io ho voglia di provarci veramente, ma ho le idee confuse.

Maddy80

Cara Maddalena,

quando si è confusi occorre stare fermi per non combinare guai.

La libera professione non è un "ripiego", al contrario ci si arriva SOLO dopo tanta esperienza e formazione.

CONSIGLIO: cerchi di "rubare le idee". Se và sul mio sito personale (veda sotto) troverà nell'area link una mia "raccolta" di siti di colleghi, in buona parte liberi professionisti. Se li studi questi siti, se ne trova qualcuno che La stimola, vada a trovare il collega per farsi due chiacchiere.

OK???

Saluti.

Buongiorno,

sono un'Assistente sociale neolaureata e trovo questo argomento molto interessante, soprattutto alla luce dell'attuale e disastrosa situazione lavorativa nella quale noi giovani ci troviamo. Tuttavia essendo fresca di studi ho paura di non possedere le competenze necessarie per poter avviare un mio progetto in totale autonomia... come fare? Ad esempio a me interessa molto l'idea lanciata dal Dott. Ugo Albano di creare un servizio di educativa domiciliare che si ispiri alla trasmissione di SOS Tata, apportando alcuni cambiamenti, come l'offerta di un'assistenza educativa indirizzata anche ai minori portatori di handicap. Mi chiedo se ci sia in letteratura qualche testo dove viene esplicato il ruolo dell'assistente sociale in questo tipo di servizio.

Naturalmente sarebbe preferibile un'esperienza diretta, ma ho già ricevuto diversi rifiuti per poter svolgere attività di tirocinio (senza rimborso spese), pertanto preferisco scartare questa strada.

Mi chiedo inoltre cosa può pensare un educatore che dovrebbe lavorare per me vista la mia scarsa esperienza... Insomma, i dubbi sono tanti, ma le idee, la voglia e la consapevolezza di essere nata per questa professione non mancano.

Saluti

CORSO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI SOCIALI

Scrivere per il servizio sociale

- L’assistente sociale ed il giornalismo sociale -

SECONDA EDIZIONE

Roma, 15 – 17 marzo 2013 (ore 9.00 – 18.00)

Aiutare le persone oggi non può prescindere dal bisogno di saper comunicare sui fenomeni e sulle metodologie applicate nel quotidiano. Parimenti la carta stampata è uno dei mezzi coi quali, parlando al grande pubblico, è possibile esercitare una nobile funzione di aiuto di tipo preventivo. D’altro canto l’assistente sociale è chiamato di continuo a sviluppare la propria teoria tramite report o articoli sulle diverse riviste. Tutto ciò per dire che, oggi come non mai, è opportuno che i professionisti dell’aiuto si accostino al mondo del giornalismo scritto per conoscerne i meccanismi, per interagire con gli operatori della comunicazione e per padroneggiare le principali competenze della scrittura professionale. La formazione mira a far acquisire ai partecipanti le principali competenze per cimentarsi nella scrittura giornalistica in generale, con un focus specifico sulle tematiche dei servizi alla persona. I campi verso cui saranno spendibili tali competenze sono due: le riviste professionali e quelle generaliste.

ARGOMENTI DELLA FORMAZIONE:

PRIMA GIORNATA : giornalismo e servizio sociale: connessioni; giornalismo intraprofessionale, generalista ed istituzionale; il giornalismo sociale; - teoria della comunicazione; impostazione dello schema di un articolo; SPERIMENTAZIONE: scrittura di un articolo;

SECONDA GIORNATA: fatti, opinioni e fonti; i formati: notizia, articolo, comunicato-stampa, rubrica e speciale; la gestione della pubblicazione: il menabò (cartaceo ed elettronico); l’inchiesta giornalistica; l’intervista giornalistica; la paracomunicazione (foto, impaginazione, cromatica & paratesto); SPERIMENTAZIONE: realizzazione di una rivista cartacea;

TERZA GIORNATA: strategie per il cartaceo ed il web; web communication: testo ed ipertesto; scrivere per il web: l’impostazione di un sito internet; la newsletter elettronica: le notizie multitesto e loro gestione; SPERIMENTAZIONE: impostazione di un sito web personale.

Quota di partecipazione: 250 euro. Verrà rilasciato a fine corso attestato di frequenza. E’ stato richiesto l’accreditamento del corso per gli assistenti sociali. Docente: Ugo Albano, assistente sociale e giornalista.

Per iscriversi: clicca a questo link e procedi:

http://www.bernardieassociati.com/Formazione/Iscrizione-Corsi/Modulo-Iscrizione-Corsi.html

CORSO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI SOCIALI

L’assistente sociale e la libera professione

PRIMA EDIZIONE

Roma, 25 – 27 ottobre 2013 (ore 9.00 – 18.00)

L’assistente sociale è nato come dipendente pubblico ed in quel settore risulta ad oggi ancora prevalente. Il welfare, invece, già da anni si orienta verso un sistema di servizi in cui, ad un’offerta di base pubblica si affianca sempre più un’offerta privata. Dalla Legge-quadro del 2000 ad oggi l’asse di erogazione dei servizi sociali in Italia si sposta verso un “sistema a sussidiarietà”, in cui il cittadino sempre più viene orientato a cercare servizi in area privata. Inoltre l’ormai cronico blocco della finanza pubblica costringe i colleghi a cercare e trovare lavoro solo nell’area del “privato sociale”. L’assistente sociale oggi è quindi chiamato non solo a contaminarsi con opportunità lavorative extrapubbliche, ma anche e specialmente a diventare “imprenditore”. La libera professione, in tutto ciò, risulta più che mai necessaria. Occorre però saperla ben approcciare con metodo partendo da se stessi, dal proprio bilancio di competenze e dalla chiara focalizzazione dei punti di forza dell’idea imprenditoriale.

Questa formazione è quindi pensata sia per avviare una micro-impresa sociale, sia per permettere a chi è già dipendente di “sperimentarsi” nell’autoimprenditoria.

OBIETTIVI DELLA FORMAZIONE

Il discente sarà in grado, a fine percorso:

1) di saper redarre il proprio bilancio di competenze;

2) di saper redarre un business-plan;

3) di saper strutturare in maniera organica il proprio progetto imprenditoriale con obiettivi verificabili e processi definiti.

ARGOMENTI DELLA FORMAZIONE:

PRIMA GIORNATA

 Il welfare italiano oggi

 L’assistente sociale ed il mercato del lavoro

 Il professionismo nel servizio sociale

 Le competenze

 Come costruire una competenza

 SPERIMENTAZIONE: costruiamo il nostro bilancio di competenze.

SECONDA GIORNATA

 Dipendenza ed autonomia

 La falsa dipendenza: il precariato

 La libera professione del pubblico dipendente

 L’equilibrio dare-avere nel lavoro sociale

 La libera professione

 SPERIMENTAZIONE: costruiamo la nosta carta d’identità (coaching a due).

TERZA GIORNATA

 Gli istituti giuridici dell’imprenditoria

 Abc fiscali e prassi amministrative

 Dall’idea al progetto;

 Il business-plan;

 La comunicazione d’impresa;

 SPERIMENTAZIONE: costruiamo il business-plan della nostra idea imprenditoriale.

Quota di partecipazione: 250 euro. Verrà rilasciato a fine corso attestato di frequenza. E’ stato richiesto l’accreditamento del corso per gli assistenti sociali. Docente: Ugo Albano, assistente sociale e giornalista.

Per iscriversi: clicca a questo link e procedi:

http://www.bernardieassociati.com/Formazione/Is...scrizione-Corsi.html

Buonasera a tutti!

Mi inserisco nella discussione perchè ho bisogno di confrontarmi su alcune idee relative alla libera professione.

Se ne discute da anni ma sono ancora pochi i casi di assistenti sociali liberi professionisti in senso stretto..... (si vedano i casi di collaborazioni mascherate da contratti veri e propri)! Anche a me era stato proposto un lavoro con p.Iva ma sottoposto ad orari!!!! Ho rifiutato!

I fattori che mi hanno spingono a riflettere sono tre:

1. Ho una esperienza decennale di lavoro nel campo delle dipendenze patologiche. Mi sono resa conto che molte persone a me vicine mi hanno "utilizzato" privatamente per avere informazioni per i propri figli minori/maggiorenni e per poterli "accompagnare" ad un servizio adeguato (ser.t. o consultorio in cui è presente una psicologa del ser.t. proprio per i minori).

Come libero professionista potrei fare counseling e orientamento ai servizi più adeguati. (noi siamo già counselor! Poi se si vuole si può fare il corso!).

2. Purtroppo mio padre è malato di alzheimer. Ho dovuto agire come se fosse per un cliente: sono anadata all'UVM (da colleghe) e poi ho cercato la struttura adeguata alla sua patologia (giro di RSA di Bari e provincia). Inoltre, ho avviato una procedura per l'interdizione (non vi spiego i motivi ma vi assicuro solo ed esclusivamente per tutelarlo.....) ed ora sono suo tutore.

N.B. l'amministratore di sostegno e il tutore non percepiscono nulla. Per questo si privilegia un membro della famiglia.

Come libero professionista potrei accogliere i bisogni di famiglie con tali problemi ed aiutarli nel disbrigo di pratiche e nella ricerca di buone strutture di cura. Siamo in un mercato e dobbiamo agire nell'ottica del mercato!

3. Ho svolto per sei anni il ruolo di giudice esperto al Tribunale di Sorveglianza di Bari. Non è un lavoro ma una consulenza che si esplica solo durante la camera di consiglio. Il compenso è orario di circa € 16,00 nette all'ora e solo per le udienze. Ma ho scoperto che il Consiglio Superiore della Magistratura, propone ai tribunali di avviare dei corsi di formazione per i nuovi esperti (cioè all'inizio di ogni triennio).

Come libero professionista potrei organizzare, con l'ausilio dei magistrati, un corso di formazione per gli esperti, sulla magistratura di sorveglianza.

In sintesi (spero di non avervi annoiato....) credo che la libera professione vada pensata seriamente e non improvvisata altrimenti rischiamo che la nostra professione venga definitivamente smantellata ed assorbita da altre professioni con le quali noi dobbiamo lavorare ed interagire.

Al momento sono ferma poichè percepisco la disoccupazione (avevo un contratto a tempo determinato in un Comune, ovviamente non rinnovato perchè non ci sono più soldi) ma attendo il nuovo governo e le nuove disposizioni in materia di fiscalità. Aumenteranno l'iva?

Per il momento vi offro queste vie sintetiche riflessioni sperando di avere un contributo da chiunque di voi!

Grazie!

Marta

Cara collega,

Lei conosce già il mio pensiero, essendosi confrontata con me via mail. Nella libera professione non è la partita IVA che definisce un imprenditore, ma il progetto imprenditoriale. Anche un collega che, in regime di p. IVA, di fatto fa il dipendente (con unico committente) non è un libero professionista. Parimenti, se un collega per campare fa il dipendente e, per sua scelta, cumula diversi incarichi per la cui esecuzione è autonomo, sociologicamente è un libero professionista.

La distinzione tra natura giuridica e natura sociologica è essenziale nel nostro settore. Anche perché chi arriva a fare la scelta di impresa ci arriva dopo anni di svezzamento nella dipendenza e non all’inizio per precariato. Nel primo caso è una scelta, nel secondo una costrizione. Nel primo caso bisogna avere competenze chiare e capacità imprenditoriale, nel secondo non lo so.

Nella formazione proposta scioglierò questi nodi che creano confusione. Pur nelle diversità delle esperienze (giovani o anziani, dipendenti o disoccupati) lavoreremo al progetto imprenditoriale individuale e al business-plan. L’importante è capire SE si hanno i presupposti per buttarsi sul mercato e poi capire “come si fa”. Se vuole essere dei nostri, si iscriva!

Saluti.

salve a tutti.. allora ormai ho deciso! :D

ho letto con attenzione il libro del dott. ugo albano e lo sto rielaborando per capire come sfruttarlo, poichè di esperienza come assistente sociale ne ho poca ma veramente tanta nel mondo dell'assistenza domiciliare e nei servizi alla persona quindi in teoria non sono la più idonea a mettersi in proprio, perchè sto dal lato di quelli che non hanno un passato nelle pubbliche amministrazioni, ma ho deciso lo stesso di farlo: formerò uno studio associato o una cooperativa, con un progetto di segretariato sociale ( che nel mio paese non è presente) e di collaborazione con l'assistenza domiciliare perchè nella cooperativa per la quale lavoro nn c'è un'assistente sociale che segui e monitori i progetti assistenziali, in realtà non sono neppure condivisi i progetti assistenziali tra servizio sociale comunale e cooperativa e quindi vige l'anarchia sulla gestione delle assistenze. il problema riscontrato dalle mie parti è la scarsissima comunicazione tra i diversi settori (alla faccia dell'integrazione socio-sanitaria che comunque in generale non è realizzata), i servizi sociali dell'Ente ricevono solo due mezze giornate a settimana ondate di gente, che è lì anche solo per chiedere informazioni o chi per esporre i propri disagi e si ritrova a compilare un modulo per esempio di assegno di cura perchè è la prestazione in voga al momento con la frase "i soldi ci stanno tanto vale sfruttarli" magari manco le serve realmente.

con hi è più esperto di me ci abbiamo pensato e credo proprio che si farà! le cose vanno migliorate a tutti i costi!

poi ci sarebbe il sogno di progetti con i ragazzi disabili (ho una sorella con ritardo mentale), un centro diurno realmente a misura di ragazzo on risposte per le diverse necessità di ognuno, una scuola dopo la scuola dell'obbligo, un luogo dove veramente vengano svolti corsi per l'autonomia, dove vengano costantemente potenziante le capacità residue e recuperate fin dove possiile le altre... ma questo pfu! ci vorrano secoli dalle mie parti..

ma che bella discussione questa!

dunque a me vengono in mente delle cose molto semplici.

nella mia zona, quando un anziano viene dimesso dall'ospedale, appartenente a qualsiasi fascia economica, e ha bisogno di un assistenza domiciliare, noi ci ritroviamo con il budget bloccato e quindi non possiamo attivare niente. anche quando l'anziano ha bisogno di una badante le famiglie sono totalmente sballottate tra servizi: sportelli assistenti familiari, cooperative, ma nessuna di queste segue veramente il progetto di assistenza, nè le questioni puramente burocratiche (contratti, buste paghe) e quando i familiari ci chiedono se conosciamo qualcuno che può fare assistenza noi non dovremmo dare nè numeri di telefono nè indicazioni (questo perchè non siamo un centro per l'impiego).

come libera professione si potrebbe pensare ad uno studio che si occupi del progetto assistenziale dalla A alla Z.

un secondo ambito di intervento potrebbe essere quello della demenza, ma in fascia adulta; qui da noi mi rendo conto che ci sono sempre più persone tra i 40 e i 60 che hanno una patologia dementigena e non ci sono strutture adeguate, nè servizi adeguati nè per chi è affetto dalla patologia nè per i familiari.

che ne dite?