servizio sociale e libera professione

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

non mi sono spiegato. l'anno scorso, me lo hanno ricordato le tasse quest'anno, mi sono divertito a collaborare con una casa di riposo sulla gestione del volontariato, ma facevo semplicemente l'assistente sociale della casa di riposo collaborando con l'educatore... la mia domanda è: quand'è che un privato dovrebbe recarsi dall'assistente sociale privatamente... la mediazione non vale perchè in teoria ci vuole un corso aggiuntivo.

non sto polemizzando, sia ben chiaro, sto solo cercando delle risposte, perchè mi sono dato le mie, ma essere autoreferenziale non mi piace...

informatizzazione dei servizi--> a.s. specialista in informatica? magari!

docenza universitaria--> non è per pochi fortunati...

supervisione organizzativa ed individuale--> questa è una cosa interessante ma probabilmente è per i colleghi professionalmente esperti

comunicazione sociale-->scrittore o giornalista? ugo, questa me la spieghi meglio?

selezione del personale-->apriamo un'agenzia interinale?

accreditamento e percorsi qualità-->da soli mi pare un progetto difficile da impiantare...

....ed infatti, un'idea importante della questione è questa: ci si affaccia nel mercato con una competenza specifica, per conseguire la quale occorre fare un percorso (di studio, di pratica,.....). E' per questo che insisto sui percorsi personali, che possono anche derivare dalla dipendenza.

La differenza tra dipendenza e libera professione è proprio questa: nella dipendenza la tendenza è "fare un pò di tutto", nella libera professione "erogo prodotti e servizi" specifici. E' un pò come i medici: quelli di base restano convenzionati col pubblico e "fanno un pò di tutto", sono invece gli specialisti ad offrirsi al mercato. Non è una "chiave di lettura"?

Insomma, dall'idea al prodotto c'è la competenza specifica. Nella vostra "borsa degli attrezzi" che avete?

Scusate, allarghiamo un pò la discussione a tutti e cerchiamo di tracciare dei possibili percorsi. Non pensiamo al "come" (da solo, con gli altri, col cocopro,...) ma al "cosa" (al prodotto/servizio), se "ha mercato".

Per un pò me ne sto buono buono a leggervi senza scrivere.

Ugo

Ugo non mi hai risposto: qual'è lo specifico secondo te degli assistenti sociali, l'ambito generale in cui hanno la competenza particolare. La mia idea te l'ho detta, mi dici la tua?

Secondo me non riusciremo a guardare avanti se ancora in molti hanno paura e guardano troppo indietro.

La nostra è una professione troppo giovane per guardare indietro lo ribadisco, e lo ripeterò fino alla fine, in troppi guardano alla storia... è come se un bambino al secondo giorno di scuola si sentisse ricco di esperienza e avesse paura di andare al terzo.

Pensiamo a costruirla noi l'esperienza e la storia... anche e soprattutto con gli errori... poi saranno gli altri a guardare a noi...

PS... cercate di non rispondere che con lo studio si comprende come non commettere errori... Dobbiamo essere PRATICI

[quote="ugo.albano"]
Insomma, dall'idea al prodotto c'è la competenza specifica. Nella vostra "borsa degli attrezzi" che avete?
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inizio a dubitare sulle competenze "specifiche" che può avere un neo-laureato della triennale siano sufficienti per lanciarsi nel mondo libero professionale.

quindi la libera professione può essere una scelta efficace ed efficiente, ed economicamente vantaggiosa, solo se:

- l'a.s. è specializzato in un ramo particolare (che sia la laurea specialistica o altre modalità formative è indifferente)

- ha alle spalle un percorso lavorativo che gli ha consentito di acquisire ulteriori elementi per arricchiere il suo bagaglio professionale

dopo questo passaggio, riflettiamo, chi ha già esperienza è (sono ipotesi!):

- un dipendente pubblico a tempo inteterminato quindi è difficile che molli un lavoro certo per l'incerto

- un dipendente pubblico a tempo indeterminato che ha fatto carriera quindi è ancora più difficile che molli la sua posizione

- un collega che ha lavorato nel pubblico per anni con contratti a scadenza...forse non è così capace di fare il libero professionista se si ostina a tentare concorsi pubblici e non li passa...

- un collega che arriva alla professione in tarda età dopo aver lavorato nel sociale in altre forme

ehm...quanti di questi potrebbero fare faville nel sociale?

che opportunità ci sono per i giovani "inesperti"?

a questo punto per i neolaureati prevediamo come per gli avvocati e i commercialisti un tirocinio postlaurea obbligatorio per farsi le ossa (taaac altro ambito professionale!) in Calabria ai convenzionati che forniscono tirocini danno un rimborso... e chi svolge il tirocinio prende un assegno a titolo di rimborso... io per esempio già con la triennale ho la specializzazione in progettazione... sicuramente non sono preparatissimo a stilare progetti... ma commettendo errori vado avanti e mi correggo via via... Male che va mi faccio l'abbreviazione di corso a giurisprudenza...

alias dovremmo tutti specializzarci con un percorso di studi diverso dal nostro??? :shock:

che senso ha essere ass.soc. allora? :cry:

a me pare che finchè non abbiamo un ambito condiviso è difficile andare da qualche parte... e quindi viene spontaneo cercare professioni altre

[quote="kainz"]a me pare che finchè non abbiamo un ambito condiviso è difficile andare da qualche parte... e quindi viene spontaneo cercare professioni altre[/quote]

non solo, aggiungerei che veniamo bloccati su vari fronti dagli altri professionisti che si ritagliano per loro determinati ruoli.