servizio sociale e libera professione

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Carissima/o,

un po’ di pazienza che la segreteria Le risponderà.

Il corso si svolge a Roma, presso la sede di “Bernardi e Associati”, via Attio Labeone 11 (zona Tuscolana)

E vicino alla metropolitana (linea A, fermata “Quadraro”).

Normalmente io pernotto in B&B. In zona c’è questo http://www.martinibed.com , è economico, pulito e biologico, a piedi fino alla scuola sono cinque minuti.

Si iscriva quanto prima, i posti rimasti sono pochi.

Saluti.

Il corso, da lei tenuto, mi entusiasma molto perchè credo sia un buon punto di partenza per chi come me non sa da dove iniziare e vorrebbe iniziare... :)

A tal proposito in questi giorni mi è venuto un dubbio. Per esercitare la libera professione è necessario aprirsi uno studio come fa il medico?

Dubbi a parte, tra le prestazioni che possiamo erogare ho preso spunto dal nostro tariffario e riconosco che certe cose vanno rispolverete, altre approfondite... insomma, la competenza è la prima cosa! :)

Grazie per tutte le informazioni sulla sede del corso ecc ecc...

Laura

Dipende. Se ti occupi di progettazione e/o fai formazione esterna, lo studio non ti serve, basta che tu abbia uno spazio in casa con pc e scaffale per poter tenere libri e documenti a portata di mano. Se invece magari fai counseling, o mediazione familiare, ecc., a volte puó essere migliore avere uno spazio esterno alla tua casa per poter separare le cose. Anche se, se la casa é abbastanza grande, anche in questi casi magari basta ricavare una stanzetta con scrivania e sedie e un "setting" un minimo "carino" (mi viene in mente: no sedie rugginose, scrivania grigia e armadio di ferro senza ante che avevo io in dotazione dove lavoravo :mrgreen: ).

Cara Laura,

questo è un mero dettaglio. E' logico che gli spazi sono uno strumento per l'esercizio di certe attività, ma non di altri.

Come vedremo nel corso, è dal mix progettuale che scaturisce il businessplan, in questo l'area strumentale (stanza, scrivania, pc) è un costo, ma c'è tutto il resto. Per chi parte da zero, logicamente, è meglio ridurre i costi.

Ergo, la risposta è NO. L'importante è il "prodotto da mettere in vetrina", non la vetrina in sè. Quindi dipende dal prodotto la scelta della vetrina, e se si, di che dimensioni.

OK? Comunque, ci lavoreremo bene al corso!

Saluti.

Iscrizione al corso conclusa correttamente... :D e prenotazione beb anche! :)

Prenotazione aereo a giorni.. :lol:

è interessante il settore e sono d'accordo sul fatto che lavorativamente parlando sia un buon investimento, considerando che ci sono più anziani che giovani attualmente nel nostro paese. A proposito di professionalità, invece, mi viene in mente quanto detto alcuni mesi fa dalla figlia di una signora che si trova nella struttura dove lavoro, e cioè che oggi è preferibile affidarsi a queste strutture anzichè mettersi a casa delle persone che non sai chi sono... ergo la professionalità è importante! Non sono, tuttavia, d'accorso sull'inesistenza di investimenti iniziali perchè se ci vuole un ufficio, il personale e a seconda del tipo di servizio offerto, qualche spicciolo deve essere speso... :) magari la cosa può essere posta in modo diverso.

Beh, l'investimento è legato al progetto imprenditoriale: una cosa è aprire una struttura, altra cosa è vendere consulenze.

Consiglio sempre di partire con un investimento basso: se va bene va bene, se va male la perdita è minima.

Centrale è l'idea. L'articolo che citavo fa capire come non bisogna dare nulla per scontato. Anche un'inezia (per noi, non per le persone che hanno bisogno e pagherebbero un servizio), se non trova una risposta, diventa un problema. E' lì che dobbiamo porci noi con la libera professione.

Io ed una mia collega vogliamo aprire uno studio di consulenza sociale. Io sono disoccupata, ma la collega lavora al comune, e questo le impedisce di intestarsi la ditta, perchè gli impiegati comunali non possono avere la partita iva. Che si fa?

Maddalena

La normativa non vieta ai pubblici dipendenti di aprire partita IVA, ma li obbliga a prestazioni "non continuative". Certo, avere una partita IVA significa però volere "prestazioni continuative".

Per tagliare la testa al toro, alcuni colleghi vanno in part-time al 50%, così cumulano stipendio e guadagni da libera professione in P.IVA.

Converrebbe una forma societaria flessibile, tipo onlus o cooperativa, in quel caso occorrerebbe codificare all'ente pubblico una semplice "collaborazione occasionale". Basta codificarla bene.

L'altra strada sarebbe la ditta individuale (intestata a te, con P.IVA) e la collaborazione esterna con la collega: l'importante è che il patto regga.

Questo sul piano del "contenitore". Poi ci vuole il contenuto...

Saluti.